Museo Villa dei Cedri - Città di Bellinzona
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EDMONDO DOBRZANSKI

L'opera dipinta di Dobrzanski è cresciuta nel segno della diversità del contesto culturale, per cui il pittore combina l'argomento espressionista al linguaggio informale. La sua immagine d'impianto sironiano, più che dal racconto naturale di Morlotti è interessata dall'intensità delle figure di Varlin. Dobrzanski è pittore della condizione umana, spesso tradotta nella sua marginalità difficile in immagini forti e scabre. Sul finire degli anni sessanta, Dobrzanski sposta la materia della sua pittura dal corpo dalle grandi figure terrose e dal paesaggio atlantico con rovine alla pittura della macchina. Come Dürrenmatt si interroga sulla funzione del pensiero scientifico tradotto con inquietudine polemica, in pagine nere di tensione drammatica, mai d'illustrazione politica. Alle frequenti carte, l'artista alterna composizioni di grandi quadri di spessore materico: sono figurazioni simboliche disseminate di reperti della corruzione di fine secolo.

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GIOVANNI GENUCCHI

Fin dalle sue prime manifestazioni pubbliche il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona ha dimostrato un particolare interesse per l'opera di Giovanni Genucchi: è del 1987 la breve mostra curata da Simone Soldini, documentata nei "Quaderni di Villa dei Cedri". Col passare degli anni si è poi preoccupata di raccogliere un certo numero di sculture da inserire nella collezione permanente del museo; grazie a generose donazioni e al deposito di pezzi concesso dai figli dello scultore si è così costituito il Fondo Genucchi. Da ultimo vi si è aggiunta la documentazione raccolta in funzione della monografia edita nel 1994: essa contiene la documentazione bibliografica e critica ordinata cronologicamente, i cataloghi delle mostre, il materiale fotografico e le schede delle opere fin qui inventariate.

Nelle opere conservate a Villa dei Cedri  si snoda un percorso lungo un ventennio - dai primi anni Cinquanta fin dentro gli anni Settanta - che trova il suo centro ispiratore nell'immagine della donna e dove si può leggere un duplice processo stilistico per cui, al progressivo abbandono delle pose naturalistiche (Nudo femminile seduto), si accompagna una sempre maggiore astrazione e compattazione delle forme. Le sue donne-idolo, all'inizio ancora marcatamente sessuate e corpose, colte in pose espressive e patetiche (Pomona), a poco a poco perdono i loro tratti fisionomici e psicologici per diventare figure sempre più interiorizzate ed universali, come fissate in una assorta visione (Donna seduta, Visione). L'archetipo femminile diventa così comprensivo e allusivo di ogni altra dimensione, anche di quella religiosa: da forza primigenia di natura a proiezione mitico-ancestrale di ideali e aspirazioni che attraversano e trascendono l'uomo.

Con il passare degli anni le sue figure si faranno sempre più smussate e compatte, quasi per efetto di erosione, senza varchi né sporgenze, racchiuse nell'armonia dei volumi e nella flessuosa morbidità della linea che le avvolge, in bilico tra naturalezza e trascendenza (Siesta, Riposo); Genucchi fa così della donna l'elemento che raccorda e lega il mondo degli umani con quello misterioso del cosmo: essa si traforma in immagine di pura contemplazione e di sereno raccoglimento, di immedesimazione totale e profonda con la natura di cui percepisce la voce arcana.

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GIUSEPPE BOLZANI

La mostra, accompagnata dal relativo quaderno, che il museo ha dedicato nel 1994 a Giuseppe Bolzani, ha incentivato la costituzione del fondo dedicato al pittore. Tramite acquisizioni varie (ultima in ordine di tempo – 1998 – la donazione da parte dello stesso artista di sei dipinti, sei disegni a china e sei tecniche miste su carta), il museo arriva a contare dodici dipinti e ventuno opere su carta. L'insieme, esemplificativo del percorso dell'artista, annovera una serie di opere maggiori: Sera sul lago, 1957 (donazione Amici di Villa dei Cedri 1994) tutto impostato su struggenti velature di colore; Le aringhe, 1963 (acquisizione 1988), di intensa vibrazione luminosa, al pari di Controluce, 1965 (donazione dell'artista 1998); oppure ancora Interno, 1964 (donazione Credit Suisse 1997), che individua una struttura compositiva feconda ancora per artisti della generazione successiva sulla scena ticinese. Partendo dal 1953, data della piccola Natura morta (donazione dell'artista 1998) dove la sfaccettatura di segno cubista è già unificata dal colore soffuso e portata ad un'espressione personale, si arriva, nello snodo cronologico, fino alla produzione più recente, come la tela Nella selva ombrosa, 1996 (donazione dell'artista 1998) particolarmente magra nella stesura e di rinnovata attualità. Altre opere, quali ad esempio Sera dorata, 1990 (acquisizione 1995) enfatizza la poetica di un 'nucleo centrale' intorno a cui si organizzano tipicamente le immagini create dal pittore; mentre un lavoro come Frammento di castagno, 1984 (donazione dell'artista 1998) rende conto in modo eloquente delle istanze aspre e forti che compongono l'espressione di Bolzani, espressione pur volta ad una resa lirica. 
Nei disegni a china, protagonista assoluto diventa il segno, 'spinoso' e tagliente, un segno-scrittura nervoso, che è divenuto una delle cifre di riconoscimento più immediata del lavoro di Bolzani.
Di estrema concentrazione contenutistica e finitezza formale, le tecniche miste su carta – formulate in genere come veri e propri dipinti – restituiscono con grande efficacia il senso del fuggevole manifestarsi del mondo fenomenico.

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GIUSEPPE FOGLIA

Il fondo di opere di Giuseppe Foglia a Villa dei Cedri è stato istituito a partire dal dipinto Studio (1939-1940), donato dalla Fondazione Lucchini nel 1989. Sono poi andati ad aggiungersi l'olio Vecchio patrizio luganese, 1930-1934 (deposito della Confederazione 1990) e la scultura in bronzo Fecondatrice (Vittoria/Helvetia/Pax), 1922 (deposito della Confederazione 1990). La mostra retrospettiva allestita a Villa dei Cedri nel 1993 ha incentivato l'interesse per l'artista, tradottosi in un arricchimento del fondo con i dipinti Primo,1935-1940 (acquisizione 1993), Testa d'uomo, 1930-1940 (donazione Germana Foglia 1995) e Sera (deposito della Confederazione 1998); la versione in gesso della Fecondatrice,1922 (deposito eredi Foglia 1993), Il muto,1913 (donazione Associazione Amici di Villa dei Cedri 1994) e Il silenzio, 1923-1924 (donazione Associazione Amici di Villa dei Cedri 1997); il disegno Ritratto di Ugo Donati, 1935 (donazione Eli e Pino Donati 1993).

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MASSIMO CAVALLI
Sette dipinti ad olio, acquarelli, tempere, una tecnica mista su carta, circa centotrenta fogli a stampa, compresi quattro monotipi, e alcune edizioni originali compongono l'importante presenza di Cavalli al museo. Dagli anni Cinquanta agli Ottanta, la pittura è rappresentata per stacchi decennali. A documento degli esordi dell'artista vale Vaso con fiori (acquisizione 1996), motivo di ricordo morandiano, la cui salda struttura è intaccata dall'irruenza segnica e dal rilevarsi della materia. Sciolto il rapporto con il referente, Figure, 1963 (donazione dell'artista 1996), è impostato su di una luce trascorrente e nella sua liricità mostra di essere vicino alla contemporanea ricerca di Gianfranco Fasce. Composizione, 1974 (deposito dell'artista 1996) esemplifica un momento di ricerca circoscritto in cui Cavalli riprende e ribadisce un rapporto necessario con la natura, collegandolo ad una strutturazione circolare che, in retrospettiva e perlomeno in tale ampiezza, appare essere esaurita in quel decennio. Nella sua frontalità e impostazione verticale, Contrappunto, 1985 (acquisizione 1990) condivide il dato che con perentorietà si rivela come maggiormente tipico e sostanziale per l'artista. Con gli anni Novanta, Cavalli – ogni nuova opera del quale avanza e rinnova un percorso straordinariamente sorvegliato – apre un capitolo entusiasmante nella sua pittura: tele, in genere di grande formato e tendenzialmente monocrome – solo interessate dall'intervento fendente della luce – dichiarano la radicalità e la dominante componente speculativa della sua ricerca. Di questa fase viva, il museo possiede tre oli Senza titolo: uno datato 1990 (donazione Amici di Villa dei Cedri 1993), uno del 1992 e uno del 1993 (entrambi: deposito dell'artista 1996). In analogia e in conferma, il percorso documentato nell'ampia scelta di grafica in collezione (la cui estensione rappresentativa si deve alla generosa adesione dell'artista alla costituzione del fondo, con il dono di un centinaio di stampe – nonché di altri lavori, donati o depositati): dalle prime prove del 1954, con le quali inizia la storia di Cavalli, fino a quelle dei nostri anni è descritta un'opera tra le più essenziali, rigorose e di valore assoluto. Campione dell'acquaforte, Cavalli solo gradatamente e con ponderatezza le affianca altre tecniche: la puntasecca, l'acquatinta, la litografia, l'uso di strumenti come la rotella o la percussione e la novità del collograph, da cui pagine di grande impatto nelle quali si congiungono pittura e grafica.

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UBALDO MONICO

Nel 1996, grazie alla generosa donazione da parte degli Eredi dell'artista, si è costituito a Villa dei Cedri il Fondo Ubaldo Monico, incrementato nel 1997 dai medesimi donatori. Il Fondo Monico – al quale concorre anche il deposito della Confederazione del 1990 di otto xilografie e cinque xilografie donate da Carlo Bonetti  – si compone di quasi centocinquanta stampe, di cui una trentina di incisioni su rame e per il resto xilografie, rappresentative dell'intero arco creativo dell'artista che dagli anni Trenta si è spinto fino a tutti gli anni Settanta; di sette oli su tela, datati dal 1965 al 1974; di tre chine su carta, una del 1956, una del 1962 e la terza ancora degli anni Sessanta; di quarantacinque matrici in legno e di ventuno lastre di rame.
Varie carte documentarie (a stampa e no) sono state anch'esse offerte nel 1997 dalla Famiglia Monico a Villa dei Cedri, che le conserva come Archivio Monico presso la sua biblioteca.

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13.12.2010  |  crediti  |  note legali  |  contatto